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martedì 23 febbraio 2010

Il primo ministro greco all'Economist

trovate qui l'intervista

lunedì 11 gennaio 2010

Immigrazione


Indimente segnala una nuova presentazione del gruppo quattrogatti sul tema dell'immigrazione.
Intitolato Immigrazione: Risorsa o minaccia. Affronta il tema in maniera semplice ma con rigore analitico e senza pregiudizi. La trovate qui.

Al lato, un manifesto elettorale ticinese di qualche anno fa.

sabato 19 dicembre 2009

Intervista a Papaconstantiou


Indimente segnala l'intervista del Financial Times al ministro dell'economia greco Georgios Papacostantinou,

venerdì 18 dicembre 2009

Ammortizzatori sociali.




Indimente segnala una questa presentazione sulla struttura degli ammotizzatori sociali in italia (link) a cura di quattrogatti.

giovedì 10 dicembre 2009

FOC - Flag of convenience

Il Giappone e la grecia dominano il trasporto marittimo sotto bandiere altrui

Piu' del 80% del commercio mondiale viaggia per nave. Il Giappone e la Grecia da soli coprono piu' del 30% del tonnellagio mondiale traportato ma raramente le loro navi sventolano bandiera nazionale, preferendo piuttosto "bandiere di comodo". Panama per il Giappone, e Malta e Cipro per la Grecia. Molte navi tedesche invece navigano sotto bandiera liberiana.
Sono solo 15 i paesi che detengono l' 80% delle navi da cargo, ed il tonnellaggio mondiale trasportato e' cresiuto del 6% nel 2008 con l'arrivo delle navi comprate prima della crisi.





























Tradotto da: The Economist. Leggi l' articolo originale.

Piu o meno tutti conoscono il concetto di bandiera di comodo. M quando ho letto questo articolo mi sono venute in mente due cose.
Primo ed ovvio, forse tanto ovvio da non essere venuto in mente a chi scrive. Basta uno sguardo al grafico per rendersi conto che molte piu tonnellate di merce sono trasportate sotto bandiere di comodo che sotto bandiere nazionali.
E secondo, Preche'? E la risposta e' abbastanza semplice. L'armatore risparmia sulle tasse, sul personale (in nero o non sindacalizato) e gode di controlli e standard di sicurezza ed ambientali molto piu laschi. Il paese di comodo guadagna e basta, tanto che paesi senza porto, come la Mongolia e la Bolivia hanno iniziato ad offrire bandiera. (leggete qui).
Chi ci perde? il resto del mondo. Navi sotto bandiere di comodo sono note per la poco e mala manutenzione - pensate alle petroliere - per pescare di frodo in acque territoriali di paesi senza guardia costiera, trasportare merci illegali etc etc, insomma per fare tutto cio' che uno farebbe con controlli molto laschi.

venerdì 25 settembre 2009

MAGLIANA SFOLLATA



La scuola "8 Marzo", nel quartiere della Magliana, era un esempio di auto-organizzazione abitativa di un gruppo di famiglia che, per ragioni differenti, si sono trovate negli ultimi anni senza casa. Prima di essere risistemata e riqualificata dal comitato degli occupanti, la scuola "8 marzo" era un edificio abbandonato alla rovina ed al degrado, una "free-zone" pattugliata solo dalla polizia mortuaria, che periodicamente veniva a raccogliere i cadaveri di ragazzi morti per overdose.
Gli abitanti delle case vicine non si avvicinavano, i carabinieri non entravano, e così il degrado affliggeva sempre più un quartiere, storicamente popolare, non nuovo ad emergenze abitative.

Poi, qualche tempo fa, un comitato di famiglie, venute da varie terribili esperienze di sfratti, da precedenti occupazione, o più semplicemente dalla strada, hanno deciso di entrare in quel luogo e di farne, temporaneamente, la propria casa.
L'hanno fatto con la diffidenza iniziale degli abitanti limitrofi e con il silenzio arcigno delle istituzioni di quartiere. Condizioni ostili che però nel tempo si sono dissolte difronte all'incredibile risultato di quella comune di persone tanto disperate quanto creative e generose. In breve tempo dalle stanze abbandonate sono sorti piccoli appartamenti, i bagni sono stati ripuliti e fatti rifunzionare, i muri ridipinti, i magazzini risistemati, sono stati creati un teatro, una palestra, campi sportivi. La diffidenza degli abitanti si è trasformata in un apertura timida, poi in una partecipazione ed in una condivisione del dolore e della precarietà senza precedenti.

Un'esperienza in reltà non unica a Roma, dove tantissimi palazzi pubblici dismessi sono stati riadattati e riqualificati, a spese degli occupanti, in realtà abitative capaci di ospitare per mesi, per anni, famiglie la quale unica alternativa era la strada. Non si occupava case private, appartamenti di anziani defunti, ma semplicemente palazzi pubblici inutilizzati, che nel tempo sarebbero divenuti scheletri degradanti.

Ma tutto questo si scontra contro la politica abitativa del comune che, con questa e con la precedente amministrazione, ha mantenuto intatti le direttive base: solo case private.
Roma, lo si sa da sempre, è in mano ai palazzinari. L'esperienza dell'edilizia pubblica è marginale, irrilevante, recentemente inesistente. E' così e così deve rimanere.
La scuola "8 Marzo" è stata recentemente sgomberata. Le famiglie sono state cacciate, i mini appartamenti distrutti. Il Messaggero, giornale del costruttore romano Caltagirone, aveva da tempo iniziato una battaglia contro le presunte infiltrazioni criminali della zona. Campagne basate sul "si dice", su fonti indirette, mai confermate. Nessun giornalista della redazione è mai andato lì, mai intervistato le persone che in quella scuola avevano trovato un rifugio. Gli unici giornalisti che erano andati lì erano quelli di Report, nella puntata "Male Comune" che parlava appunto dell'emergenza abitativa romana.

La campagna martellante del Messaggero non si è fermata fino al 15 Settembre scorso, quando i Carabinieri, alle 4:30 del mattino sono entrati ed hanno chiuso tutto, scacciato le famiglie, distrutto il lavoro di anni. Ventuno occupanti sono stati arrestati con l'accusa di associazione a delinquere, gli arresti sono stati recentemente confermati. Il Messaggero ha recentemente scritto che bisognava pagare un pizzo di 150 euro per abitare lì dentro. Nessuna conferma dagli abitanti o dagli occupanti.

Un operazione di tale entità può provenire solo da un ordine esplicito del Campidoglio. Il sindaco Alemanno, nella ventata di novità che doveva portare, non ha incluso nel suo progetto l'edilizia pubblica. Pochi soldi, visto il lavoro già fatto, sarebbero stati spesi se il comune si fosse mosso per legittimare è stabilizzare quel lavoro già fatto, aprendo una nuova importante strada per la soluzione del problema abitativo.

Si è scelto la mano della legalità dura. Dei picconi. Della smobilitazione.
Chi vince è sempre Caltagirone, i palazzinari spietati, che incontrastati dalla mano pubblica sono l'unica, costosissima, salvezza per chi si è visto sfrattare dopo i mutui impazziti degli ultimi anni. E per chi non ce la fa a farsi accendere un mutuo, deve garantire con i lavori precari magari dei figli, o dei parenti, quando è possibile.

Altrimenti, senza case pubbliche e mutui sociali, restano gli argini del Tevere ed i
marciapiedi.

mercoledì 23 settembre 2009

IL FATTO QUOTIDIANO


Come molti, ma non tutti, sapranno, oggi avrà il battesimo dell'edicola il nuovo giornale di Antonio Padellaro "Il fatto quotidiano"

Lo vogliamo celebrare, ed augurare buona fortuna alla redazione, non tanto per la forza dei contenuti che vorra proporrà, che viste le firme ( Travaglio e Peter Gomes tra gli atri) possiamo ben prevedere, ma una volta tanto per la forma.

"Il fatto quotidiano" è un giornale che non avrà padroni, essendo nato come un idea di cooperativa tra piccoli soci, compresi gli stessi giornalisti, che hanno quote uguali e che possono godere di un autonomia redazionale sicuramente nuova nell'Italia delle rotative.

Non solo, "Il fatto quotidiano" è un giornale che non ha chiesto, ne chiederà, secondo statuto, finanziamenti allo Stato, ma sopravviverà solo se piacerà ai lettori, se riuscirà a stabilizzarsi in un mercato che è dominato dagli aiuti dei contribuenti.

Una strada nuova. Una strada della quale la nostra informazione aveva bisogno.

Buona fortuna, davvero...


lunedì 21 settembre 2009

VIA ALLO SGOMBERO DEL CASILINO 900

Riportiamo un articolo apparso oggi su PeaceReporter, relativo allo sgombero del campo nomadi del Casilino 900, il campo nomade più grande d'Italia.
In questo video, curato dall'agenzia AMI, si possono osservare le condizioni di vita di circa 800 persone e le tante contraddizioni e responsabilità che porteranno allo smantellamento di questa comunità.

"Alla fine la notizia è arrivata. La decisione che da trent'anni pendeva sulla testa del Casilino 900, il più grande campo rom d'Italia e forse d'Europa, è stata comunicata dall'Assessore Belviso e dal Prefetto Pecoraro. Il campo verrà chiuso, un mese per fare le valigie. Il capo della comunità bosniaca del Casilino, Najo Adzovic, spiega che la minaccia di chiudere il campo è sempre stata avanzata da tutte le amministrazioni, ma la certezza che sarebbe successo è arrivata con l'amministrazione Alemanno. Negli ultimi mesi le visite al campo da parte di enti comunali si erano moltiplicate: a fine giugno era stata rinforzata la rete idrica, poi la croce rossa e lo stesso Alemanno, accolto col sorriso dagli abitanti in un clima di festa. Sembra strano da capire, ma chi mi ha raccontato l'episodio dice che a loro importava solo che addirittura il sindaco di stava interessando di loro!problemi, ci preoccupa solo sapere come verranno ricollocati i nostri figli nelle scuole. Non bisogna dimenticare che duecentoventi bambini sono inseriti negli istituti del XII municipio. Il rapporto con maestre e compagni è consolidato. Un bambino abituato a un ambiente a un certo punto diventa nomade e deve ricominciare da capo. Bisogna capire se ci sarà la volontà e la possibilità di accettare i nostri figli in altre scuole”.

Najo vive nel campo da sempre, la maggior parte dei

Alessandra Quadri - Famiglia, Casilino 900

Foto di Alessandra Quadri: Famiglia, Casilino 900
bambini è nata e cresciuta qui. Ciononostante, dissolvere questa comunità non ha creato alcun problema: il fatto che molte case siano soltanto roulottes con qualche lamiera intorno ha autorizzato a pensare che chi vi abita sia un nomade, qualcuno per cui spostarsi è la normalità.
In ogni caso, i moduli per il censimento sono stati consegnati: bisogna riempirli con i dati relativi a ogni gruppo familiare. Numero, situazione giuridica, nazionalità e permesso di soggiorno: naturalmente tanti non ce l'hanno e bisogna capire che cosa comporta dichiararlo: l'espulsione? Ma i tempi sono stretti e la seconda fase crea problemi anche maggiori: entro il 21 ottobre la metà degli abitanti del campo dovrà sgomberare. Chi resterà, chi partirà e dove dovranno andare però non è stato detto: “La decisione è stata lasciata agli abitanti. Saranno sempre gli abitanti a indicare il campo dove intendono trasferirsi” e, continua Najo, “trovare posto non è facile perché non bisogna dimenticare che gli altri campi autorizzati, che non sono nuovi, contengono gia 7-800 persone. Metterne altre 400 in questa prima fase e i restanti entro il 2010 li fa diventare dei mega - accampamenti come questo. Ma almeno qui lo spazio c'é”. A quanto ne sa lui c'è “un piano di riqualificazione ma non conosciamo il suo contenuto. So solo che qui intorno ci sono più di cento depositi di sfasciacarrozze che veramente da un punto di vista ecologico fanno schifo. Invece di eliminare questa situazione smantellano il Casilino 900 e la sua comunità”.

Il campo sorge per buona parte sul suolo pubblico del Parco del Casilino e tutto fa pensare che vi verrà inglobato: anche i nuovi collegamenti idrici, tanto plauditi dai rom a giugno come regalo di Alemanno, sono in realtà progettate per diventare il futuro sistema di irrigazione del parco. Nel campo sono presenti quattro etnie: Kosovari, Macedoni. Bosniaci e Montenegrini. Saranno le prime due a lasciare il campo per prime per trasferirsi al campo di Via di Salone. L'amministrazione ha promesso di raddoppiare quel campo ma per ora sono state solo aumentate le misure di sicurezza. Najo sperava che fosse concesso alla sua comunità l'accesso alle case popolari: una nota del Comune ha però specificato che la possibilità non esiste. Najo però non dispera e mi racconta di quanta gente si interessi alla sua comunità: “Siamo in contatto con le università romane, con diversi architetti, professori, studenti, liberi cittadini che ci danno continuamente il loro appoggio. Soprattutto poi c'è Don Paolo, del pontificio seminario romano maggiore, che ormai è diventato un nostro punto di riferimento”.

mercoledì 29 luglio 2009

La sicurezza e le parole

Da qualche giorno i cittadini italiani hanno il loro “pacchetto sicurezza”. Nella pagina web del Senato ci sono tutte le informazioni del caso. Il nome ufficiale del decreto legge è "Disposizioni in materia di sicurezza pubblica", e già da qui bisogna iniziare a ragionare. La scelta delle parole non è mai neutra: le questioni fondamentali che riguardano la vita quotidiana dei migranti vengono determinate all'interno di un decreto che si occupa della sicurezza dei cittadini. Come se, necessariamente, questi uomini, donne e bambini rappresentassero una minaccia per la sicurezza del Paese.

Oltre alle questioni dell'immigrazione, nel decreto si affrontano cose come "Assegnazione dei beni confiscati alle organizzazioni criminali mafiose" e "Contrasto nell'impiego dei minori nell'accattonaggio". Per capirci, è come se cercando la ricetta della carbonara, andassimo a finire tra gli effetti collaterali del cortisone. Ci verrebbe qualche dubbio sulla bontà del piatto romano, non credete?

Quindi anche senza stare a guardare i contenuti, già il modo in cui il governo ha presentato il decreto legge la dice lunga. Si prende un gruppo di persone, identificate in base ad una caratteristica
arbitraria (non appartenenza alla nazionalità italiana) e lo si associa alle problematiche della sicurezza. E' una semplificazione che, se viene da un cittadino qualsiasi, è già discutibile; se proviene invece dalle istituzioni, è allarmante.

Si pensi ad uno dei passaggi più pubblicizzati del decreto: l'introduzione del cosiddetto “reato di clandestinità”. Questo è un brano tratto da un articolo di Gad Lerner, reperibile qui:

“Nella loro grande maggioranza gli stranieri irregolari presenti sul territorio italiano sono persone entrate senza violare la legge. Arrivate col treno e con l’aereo, mostrando il passaporto, mica sui gommoni o nascoste nel rimorchio dei Tir. Lo so perché in quella situazione mi ritrovai più di una volta anch’io, da apolide, quando mi scadeva il permesso di soggiorno e le tortuosità burocratiche mi impedivano di rinnovarlo in tempo. Ricadevo nell’irregolarità, insieme a molte altre persone che cercavano di farsi riconoscere il diritto al soggiorno, sbattendo su ostacoli spesso insormontabili. Dunque se l’Italia è il paese europeo con la più alta percentuale di “clandestini” (come li chiama la propaganda di regime per renderveli odiosi), ciò non deriva dal fatto che ha le frontiere “colabrodo” molto più degli altri. La geografia conta, ma conta molto di più il fatto che gli altri paesi europei hanno un’economia solo in minima parte sommersa; e di conseguenza le loro legislazioni incentivano l’inquadramento regolare degli stranieri. Dopo di che, giustamente, sono molto severi con quelli che non usufruiscono di tale possibilità perché vogliono vivere ai margini della legge.”

La parola “clandestino” vuol dire letteralmente “segreto, occulto, nascosto alla luce del giorno”. Come avevamo raccontato in una rassegna stampa di qualche mese fa, non tutti utilizzano questa parola. Per fortuna un gruppo di professionisti dell'informazione chiamato “Giornalisti contro il razzismo” ha deciso di metterla al bando.

Nel glossario da loro stilato si legge: “Questo termine, molto usato dai media italiani, ha un'accezione fortemente negativa. Evoca segretezza, vite condotte nell'ombra, legami con la criminalità. Viene correntemente utilizzato per indicare persone straniere che per varie ragioni non sono in regola, in tutto o in parte, con le norme nazionali sui permessi di soggiorno, per quanto vivano alla luce del sole, lavorino, conducano esistenze "normali".”

Esistono, infatti, numerose alternative: “All'estero si parla di "sans papiers" (Francia), "non-documented migrant workers" (definizione suggerita dalle Nazioni Unite) e così via. A seconda dei casi, e avendo cura che l'utilizzo sia il più appropriato, è possibile usare parole come "irregolari", "rifugiati", "richiedenti asilo". Sono sempre disponibili e spesso preferibili le parole più semplici e più neutre: "persone", "migranti", "lavoratori". Altre locuzioni come "senza documenti", o "senza carte", o "sans papiers" definiscono un'infrazione amministrativa ed evitano di suscitare immagini negative e stigmatizzanti.”

Le leggi promulgate dal Parlamento italiano determinano la qualità della vita di milioni di persone. Le rappresentazioni della società costruite dai mezzi di comunicazione di massa influenzano in maniera fondamentale la percezione che i cittadini hanno della società stessa. Le parole che usate in Parlamento e nei media hanno un peso incalcolabile: possiamo e dobbiamo esigere da chi ci governa e da chi ci informa di non adeguarsi al rumore generale.

martedì 7 luglio 2009

Pensiero Connettivista

"Siamo i custodi della Percezione, Guardiani degli Angeli Caduti in Fiamme dal Cielo, Lupi Siderali.
Un gruppo di liberi sognatori indipendenti.
Viviamo nel cyberspazio, siamo dappertutto.
Non conosciamo frontiere.
Questo è il nostro manifesto."

Così si apre il manifesto del Connettivismo, movimento letterario nato in Italia, "a metà tra il cyberpunk e il futurismo" come scritto su Wikipedia.
E' un movimento nato da un incontro di persone e idee, sviluppato poi in un progetto ben più ampio del blog dal quale tutto è cominciato.

Indimente ha intervistato Giovanni De Matteo, uno dei fondatori del Connettivismo, autore di racconti, romanzi, fumetti, articoli, vincitore del XVII premio Urania con il romanzo "Squadra Pi-Quadro".


Alessio: Rimandando i lettori al manifesto del Connettivismo, saltando a pie' pari didascaliche presentazioni, ti invito a spiegare brevemente la natura del movimento con tre semplici domande: cosa pensa, cosa dice, cosa fa un connettivista?

Giovanni De Matteo: Il connettivismo è una sensibilità. Un po' come - se mi è consentito l'accostamento - il Texas di Lansdale uno stato d'animo. La sensibilità a cui mi riferisco è un'attitudine sintetica e unificatrice. Guardiamo a una fantascienza - ma il discorso può essere esteso anche ai generi limitrofi, dal fantastico fino alla crime fiction - capace di superare la storica frattura tra cultura scientifica e umanistica. Troviamo che gli strumenti affinati nel corso della sua lunga pratica consentano all'immaginario di fantascienza di attestarsi come lo spazio culturale ideale per decifrare il panorama della nostra contemporaneità, con le spinte che si agitano sotto la superficie e i cambiamenti piccoli e grandi che si prospettano all'orizzonte. Poi, muovendosi in quest'ambito, ogni connettivista è libero di agire come meglio crede, secondo le forme e i canali di espressione che ritiene più congeniali alla propria attitudine.


A: Il Connettivismo non sarebbe mai nato senza Internet. A mio avviso, la facilità di comunicazione resa possibile dal web rende spesso di poco o nullo interesse i reali contenuti che veicola. E' come se l'abbondanza e facilità d'uso della risorsa si traducesse in un enorme spreco della stessa. Cosa ne pensi del web 2.0, dei social network, della facilità di comunicazione e soprattutto di connessione tra persone che questi mezzi potenzialmente mettono a disposizione?
C'è una reale coscienza sul valore della connessione come risorsa, come bene prezioso?

GDM: Sono d'accordo con le tue valutazioni sulla nascita del Connettivismo. Senza Internet sarebbe stata impossibile - o almeno estremamente difficile - la coesione delle forze e degli intenti che hanno dato origine al Movimento. Il web 2.0 è un universo di potenzialità, molte delle quali rimangono a tutt'oggi inespresse o male utilizzate. Ma le sue risorse sono enormi: dalla condivisione del sapere messa a disposizione da Wikipedia agli archivi dei documenti visivi della nostra epoca, dai nodi individuali dei blog alle piattaforme strutturate dei social network. Come tutti gli strumenti tecnologici, anche la Rete necessita però della conoscenza dei suoi codici di base, delle sue caratteristiche, per potere essere impiegata adeguatamente.
Ma pur con tutta la mia scorza di diffidenza, forse resto un inguaribile ottimista se continuo a pensare che l'utilizzo del mezzo possa affinare la coscienza dell'utente, fino a quando anche la cognizione delle risorse e degli strumenti del web diventerà parte integrante della consuetudine. In fondo, pure senza innesti fisici, sta venendo su una generazione di cyborg: l'estensione delle capacità non interessa il loro corpo, ma la loro mente sì. Già oggi la rete è una memoria collettiva a cui tutti finiamo per attingere in maniera più o meno massiccia. E il futuro potrebbe riservarci sorprese ancora maggiori, a partire dall'avvento dell'atteso web semantico.


A: A proposito di memoria collettiva, il tuo romanzo "Sezione Pi-Quadro" (premio Urania 2006) è soprattutto un romanzo sulla memoria e sui ricordi. Da dove viene questa tua attenzione e sensibilità per la materia?
Mi sembra che nel Connettivismo ci siano due anime, apparentemente opposte: una rivolta alla memoria, al ricordo e quindi al passato, l'altra tutta rivolta al futuro.
Come convivono insieme?

GDM: La nostra storia è l'essenza di ciò che siamo, il bagaglio degli insegnamenti ricevuti e delle situazioni sperimentate. Il futuro rappresenta invece quello che potremmo diventare, abbracciando l'intero spettro delle possibilità che ci sono concesse. Abbiamo quindi un tempo di certezze: il passato; e uno spazio di probabilità: il futuro.
In questa prospettiva, la memoria è l'elemento di continuità fondamentale e indispensabile per dirigere la rotta del tempo. Mi riferisco sia al livello più generale (la memoria collettiva che ci identifica come civiltà), sia a quello più specifico (la memoria individuale che ci identifica come persone).
Dal mio punto di vista non c'è alcun contrasto nell'atteggiamento del Connettivismo che tu giustamente metti in luce. Anzi, lo trovo naturale: la percezione del tempo e l'elaborazione di strategie volte a compensare il fenomeno, trovo che rappresentino i requisiti salienti della coscienza umana.
Sottoscrivo le parole di William Gibson quando afferma:

"Il tempo va in una direzione, la memoria in un'altra. Siamo una strana specie che costruisce manufatti tesi a rispondere al flusso naturale del dimenticare."
(dall'intervento "Morto che canta", pubblicato dalla rivista "Forbes" nel 1998)

Personalmente troverei inutile parlare del futuro senza tenere ben presente ciò che è stato.
Volenti o nolenti, è sempre dalla storia che bisogna partire. Anche quando si vuole parlare del domani - oppure del presente visto attraverso le lenti del futuro.


A: Da qualche anno producete la rivista NEXT (QUI le informazioni sull'ultimo numero), organo di diffusione ufficiale del Connettivismo, che raccoglie poesie, racconti. articoli.
Come mai avete sentito l'esigenza di una rivista cartacea?
Non stride con la natura del movimento?

GDM: Una rivista cartacea risponde a una precisa esigenza: quella di continuare nel solco di un medium collaudato e storicamente essenziale. Il libro, dopotutto, funziona ancora oggi che abbiamo ampiamente sconfinato nell'era dell'elettronica. E sulle riviste di fantascienza degli anni '60 e '70 si è formata la consapevolezza critica del genere.
"Next" nasce per soddisfare in qualche modo questo bisogno - forse un po' narcisistico - di tenere in vita una tradizione gloriosa anche ai tempi di internet. Ed è stato in omaggio alla storia delle riviste italiane di fantascienza (mi piace qui ricordare la "Futuro" di Lino Aldani e la mitica "Robot" di Vittorio Curtoni, e riferirmi idealmente a tutte le fanzine fiorite a cavallo tra gli anni '70 e '80), che quest'anno abbiamo prodotto la prima edizione internazionale della nostra rivista, un numero speciale di "Next" completamente in inglese, con una storia della SF italiana curata dal grande critico Salvatore Proietti con la collaborazione di Andrea Jarok e interventi speciali di autori del calibro di Richard K. Morgan, Alan D. Altieri, Giuseppe Lippi e Riccardo Valla.
Ma non dimentichiamo che la nostra attività in Rete garantisce una copertura costante e parallela, agendo in tempo reale laddove la composizione di una rivista richiede necessariamente dei tempi tecnici dell'ordine di diversi mesi per poter raggiungere il lettore. Il nostro presidio sul web parte dai blog dei singoli autori per arrivare al punto di riferimento on-line dei connettivisti, la webzine Next Station (www.next-station.org), di cui proprio in queste settimane andiamo approntando la nuova versione.


A: Di recente, ho letto un'intervista di David Thomas (leader del gruppo musicale Pere Ubu), rilasciata nel 1997 per la rivista Blow Up (QUI l'intervista integrale). All'epoca Thomas sosteneva che:

"Oggi [...] le persone vivono progressivamente in luoghi che non esistono, in città che non esistono. I luoghi, le culture del mondo stanno tutti scomparendo [...]
I ragazzi che hanno meno di tredici anni in America non sono più americani, così come gli italiani che hanno meno di tredici anni non sono più italiani, sono tutti abitanti di un’immaginario villaggio globale.
Nel villaggio globale non si è più niente, e guarda che non è una critica, è una constatazione. Quindi l’unica cosa che ti collega al passato è la terra [...]
Noi siamo tutti cittadini del mondo televisivo."

Forse oggi il discorso di David Thomas continua a valere se si sostituisce internet alla televisione. Cosa ne pensi?
La Rete contribuisce a una cultura omogeneizzata, in cui ogni differenza è livellata e in cui "guardarsi negli occhi diventa come guardarsi allo specchio"?
Perchè hai scelto Napoli come scenario per "Sezione Pi-Quadro"?

GDM: Credo che come sempre sia tutta una questione dell'utilizzo che si sceglie di fare di uno strumento. E' vero: la massificazione dei costumi, dei gusti e delle abitudini ha viaggiato lungo i cavi neurali della nostra società, che un tempo seguivano i palinsesti della TV e oggi senz'altro sono stati aggiornati secondo i protocolli di internet.

Ma non dobbiamo neanche dimenticare che è lo spazio stesso in cui si snodano le nostre vite che ha subito un processo continuo di globalizzazione: non a caso ritroviamo i centri commerciali di cui parlava Don DeLillo nel 1985 in "Rumore bianco" al centro del discorso sulla nuova antropologia della surmodernità architettata da Marc Augé (Nonluoghi, 1992). Ci sono luoghi che restano immutati ovunque si vada: i centri commerciali, i punti vendita delle grandi catene di distribuzione, le stazioni, gli aeroporti. Nonluoghi che nascono non per essere vissuti (come un condominio o un giardino pubblico) ma attraversati, con il chiaro intento di rispondere a un bisogno di transizione ovvero di creare un bisogno e offrirgli subito una possibilità di soddisfazione. Transiti e transazioni... Ma mi rendo conto che sto divagando. Voglio solo richiamare l'attenzione di chi ci legge su questo particolare: se i nodi ferroviari o aeroportuali rappresentano la porta su un orizzonte "fisico", affacciandoci sul quale possiamo sperare di arricchire la nostra esperienza, i centri commerciali rappresentano le porte dimensionali per accedere a un orizzonte "virtuale", buono solo a dispensare un'illusione effimera di appagamento/arricchimento.

Tornando al cuore della tua domanda, la Rete ha senz'altro un grande vantaggio sulla TV: ti permette di agire anche da operatore attivo, non solo da consumatore passivo. L'interazione è più immediata, il grado di coinvolgimento maggiore. Ma la conseguenza logica è che anche il tempo di apprendimento necessario per comprenderne bene i meccanismi e le dinamiche subisce una dilatazione fisiologica. Per quanto possa essere intuitivo, navigare non è come zappare tra i canali della TV.

Perché Napoli come sfondo di "Sezione Pi-Quadro"? Perché Napoli è una grande città che come tale condivide le stesse problematiche di tutte le metropoli del mondo, ma non ha ancora perso la propria "individualità".


A: Il Connettivismo ha una connotazione politica?

GDM: Ogni esperienza artistica ha inevitabilmente una connotazione politica, non fosse altro perché finisce per riflettere - anche solo attraverso la semplice, apparentemente banale perché inevitabile, scelta di un certo approccio - l'attitudine del suo artefice/autore. Nel caso di autori, artisti, registi, etc., a mio parere è impossibile scindere tra prodotto e "ideologia", in quanto in ogni figura pubblica si realizza un nodo di interessi e invariabilmente il prodotto finisce per risentire delle premesse che stanno a monte. Mi rendo conto che si tratta di una posizione non del tutto popolare e di certo la faccenda non si può dire risolta. Emblematica è stata la diatriba che di recente ha interessato la controversa figura di Dan Simmons, portando a una spaccatura nella comunità degli appassionati italiani (ma non solo) di fantascienza (QUI un articolo a riguardo). Quello che sostengo è lo specchio delle mie convinzioni.
Nel caso di un Movimento le cose si fanno anche più complesse. Nel Connettivismo coesistono anime diverse, che ne rispecchiano le origini disordinatamente anarchiche. Finora l'unico discorso organico e strutturato di questo tipo interno al Connettivismo è stato tentato da Anisotropie,
Fernando Fazzari e dal sottoscritto a partire dalla stesura di un manifesto d'intenti (puoi leggerlo QUI). Abbiamo voluto definirci "accelerazionisti" e il nostro approccio è di impronta dichiaratamente progressista e, per certi versi, anche rivoluzionario.


A: sulle pagine di Wikipedia il Connettivismo è definito movimento letterario.
Avete mai usato altre forme di espressione? Esiste una pittura, una musica connettivista?

GDM: No, almeno non al momento e non elaborate in maniera consapevole.
Anche se abbiamo avuto modo di sviluppare prolifiche sinergie soprattutto con artisti (Daniele Cascone, Francesco D'Isa, Luca Crema, Claudio Iemmola, Giorgio Raffaelli e per l'esperienza di "Next International" anche il grande Franco Brambilla, copertinista di "Urania" e di diverse edizioni Mondadori), tutti però protagonisti di un percorso personale nei territori dell'immaginario, del tutto indipendente dal Connettivismo. Ma non escludo che si possano
intraprendere nel futuro sentieri maggiormente improntati dalle linee di ispirazione del Movimento. Ci sono dei progetti al vaglio, che riguardano architettura (allestimenti e disegno industriale) e multimedialità on-line. Vedremo dove approderanno.


A: Vorrei terminare l'intervista chiedendoti quali sono l'ultimo film che hai visto, l'ultimo libro letto e l'ultimo album musicale che hai ascoltato.

GDM: Domanda da un milione di dollari. Le mie letture seguono un processo di scheduling che me ne fa incastrare una dozzina in parallelo, e con gli ascolti sono pure più disordinato. Con i film
però è facile: l'ultimo visto al cinema è stato "Star Trek" e confesso di essere uscito dalla sala soddisfatto. Quanto ai libri, l'ultimo finito è stato "L'ultimo vero bacio" di James Crumley, cupa storia noir ambientata tra la periferia dell'Impero e la provincia profonda, tra schegge taglienti come lame del sogno americano infranto. Se devo dire un album musicale, infine, nomino "Jukebox" di Cat Power.


A: Grazie mille per la disponibilità. Spero di poterti nuovamente ospitare tra le pagine di questo blog, magari in occasione di un tuo nuovo lavoro.

GDM: Sono io a ringraziare te. Davvero.



- Tutte le immagini riprodotte in questo post sono copyright dei rispettivi legittimi proprietari e hanno il solo scopo di recensione e divulgazione -

lunedì 22 giugno 2009

VIA COL VENTO

Ecco un'altra traduzione di un interessante studio dell'Economist sulla situazione energetica italiana.
Potete trovare l'originale qui.


VIA COL VENTO


L'Italia prova a liberarsi dall'energia importata, ma la strada da fare è ancora lunga.



Raggiungere la vetta nelle classifiche è solitamente un motivo d'orgoglio. Per l'Italia, che dipende dagli altri paesi per l'86% delle proprie necessità energetiche, prima fra tutti gli altri paesi del G8, abbandonare questo primato è una necessità di primaria importanza. Così quando Claudio Scajola, ministro dello sviluppo energetico si presentò al meeting con suoi colleghi del G8 come uno dei più forti sostenitori per gli investimenti nell'energia pulita, fu una sorpresa per tutti.


La produzione nazionale italiana di gas naturale è diminuita notevolmente nell'ultimo decennio, coprendo solamente il 12% del consumo dell'ultimo anno, mentre i 5,2 milioni di greggio pompati dagli oleodotti nazionali soddisfano solo il 7% del fabbisogno italiano. L'idro-elettricità, o carbone bianco, dalle dighe ( per lo più Alpine) era la più grande fonte domestica di energia. Ma da molti anni e stata eguagliata o superata dalle importazioni di elettricità dai paesi del nord. In un referendum del 1987 gli italiani hanno votato per la chiusura di tre centrali nucleari ancora in funzione.


Di fronte ad una cosi forte dipendenza dalle importazioni, l'Italia ha fatto uno sforzo per sfruttare le fonti rinnovabili che si trovano all'interno dei suoi confini. E' stata per molto tempo il leader europeo nel geotermico, utilizzando per creare energia elettrica il vapore prodotto naturalmente dalle rocce bollenti chilometri sotto terra a Lardarello, in Toscana. Le turbine di Lardarello hanno prodotto 5,5 terawatt orari e Unione Petrolifera, l'associazione delle compagnie petrolifere italiane, unica in Italia a pubblicare regolarmente previsioni sull'energia, crede che questa produzione possa crescere fino a 7,5 Twh nel 2020. Anche così, darebbe solo un piccolo contributo alla domanda totale, che nell'ultimo anno ammontava a 337.6 Twh.


Le prospettive sull'energia eolica sono ancora migliori. Dieci anni fa il contributo del vento nel soddisfare la domanda di energia era piccolo, ma negli ultimi anni le turbine italiane hanno prodotto più energia degli impianti geotermici. Sempre secondo unione petrolifera il vento potrebbe generare 20,5 Twh nel 2020, una produzione tre volte più grande di quella dell'ultimo anno, mentre le produzioni di energie elettrica dalle biomasse potrebbe quasi triplicare per lo stesso periodo.


L'Italia potrebbe non ottenere molto dal suo gas e dal suo petrolio, ma il sole non è mai in piccole dosi e questo potrebbe fornire la migliore prospettiva a lungo termine. Alle fine di quest'anno Enel, la compagnia energetica controllata dallo stato, metterà in servizio una centrale termo-solare da 5 megawatt che sfrutterà questa innovativa tecnologia. In questo settore Enel ha un record, avendo progettato e costruito il primo impianto termo-solare connesso alla rete nazionale più di 30 anni fa. Ha anche completato, nel 1999, la più grande istallazione di fotovoltaico italiana vicino Serre Persano, nel Salernitano. Spagna e Germania hanno recentemente livellato i propri finanziamneti all'energia solare, lasciando l'Italia tra i più generosi al mondo.


I finanziamenti sono cosi ricchi perchè le fonti rinnovabili sono molto costose e non sarebbero competitivi senza questi. Nomisma Energia, un think-tank di settore, stima che l'energia dal fotovoltaico costa alla produzione 0,40 centesimi per kilowatt ora. Inoltre ha stabilito che i prezzi di risosrse come il vento (0,07cent/kWh) e biomasse ( 0,08/kWh) sono più alti di altre fonti come il carbone ( 0,05 cent/kWh con il carbone a 60 dollari la tonnellata) o gas ( 0,06/kWh con il petrolio a 55 dollari al barile. Gli alti costi sono sopportati dagli consumatori. In Italia le tariffe sono più alte rispetto agli altri paesi europei, a causa dell'uso del gas naturale ma anche a causa della scarsa competitività. Economie di scale e migliorie tecnologiche stanno significando un abbassamento del costo del vento, colmando sempre di più il gap con l'energia fossile, specialmente se il prezzo europeo del carbone continua a crescere.

Ma Davide Tabarelli, amministratore di Nomisma Energia, afferma che le previsione di un boom dell'eolico e del solare sono più che ottimistiche e che l'Italia non raggiungerà l'obiettivo europeo del 12% di fornitura rinnovabile entro il 2010. Umberto Quadrino, il capo di Edison, la seconda impresa italiana, è d'accordo. Pensa che l'Italia dovrebbe ritornare sul proprio veto all'energia nucleare. Nel frattempo Enel sta investendo sulle centrali nucleari francesi, con il progetto di esportare l'energia prodotta in Italia. Inoltre già possiede reattori in Slovacchia.

Anche il governo spera di far riviver l'energia nucleare. Ma l'Italia è trattenuta da una prevaricante burocrazia. Il governo afferma che accelererà l'iter per poter costruire nuove centrali nucleari, ma i reattori dovranno affrontare una forte contestazione della popolazione, che preferisce gli impianti eolici e solari. Per il momento, la prima posizione nella classifica delle dipendenze energetiche sembra più che sicura.

mercoledì 10 giugno 2009

Sbarramenti e referendum


E' giunta l'ora di dire basta e uscire dal silenzio. Credo che sia giusto farlo ora perchè mai come oggi credo la democrazia in Italia stia fallendo, di pari passo alla crisi del capitalismo.

Quando al posto delle ideologie politiche da attuare si sono sostituite sigle che in realtà dovrebbero già essere garantite dalla costituzione, ovvero la democrazia e la libertà nei nomi dei due maggiori partiti Italiani, ho capito che ci doveva essere qualcosa sotto di bizzarro quanto pericoloso.

La legge che ha consentito al 13,81% degli italiani votanti (ovvero il 3% circa in più della Lega, terzo partito in Italia) di non essere rappresentato al parlamento europeo è una legge proposta e stranamente approvata in fretta e furia dalla stragrande maggioranza di Camera e Senato il 18 febbraio 2009.

Praticamente meno di 4 mesi fa: 230 voti a favore, 15 contrari e 11 astenuti.
La relazione della I commissione permanente del Senato, a firma dei senatori Ceccante del PD e Malan del PDL è del 13 febbraio 2009, quando il segretario del PD era ancora Veltroni, che si dimetterà guarda caso proprio il giorno
precedente all'approvazione definitiva, ovvero il 17 febbraio. Sfido chiunque ad aver letto o ascoltato notizie sull'approvazione di questa legge antidemocratica in quei giorni. Si parlava solo delle dimissioni di Veltroni e dei papabili eredi al trono.

A tutti faceva comodo che non si parlasse di questa approvazione poichè come è risultato rende nulli i voti di 4.236.629 Italiani. Pensate che la tanto acclamata vittoria della Lega si ferma a 3.124.557 voti: un milione centododicimila settantadue voti, persone, uomini in più che dovrebbero avere la stessa dignità, la stessa opportunità di far valere la loro preferenza all'interno del parlamento europeo non possono perchè il PD e il PDL d'accordo hanno deciso che in Italia si debba votare esclusivamente per due partiti. Ma è democrazia questa? E quale libertà? Quella di votare per un grigio sbiadito in alternativa ad un grigio scuro, ed entrambi che all'occorrenza si fanno le leggi per conto proprio? Questa si chiama dittatura, questa si chiama ingiustizia sociale.

C'è un partito in Italia di persone per la maggior parte di sinistra (9,45%), antifascista, laico, ambientalista, fatto di elettori che sognano un Paese migliore, che affronti riforme sociali, politiche umane per uscire dalla crisi del capitalismo, che non vogliono piegarsi alla politica del più forte, del sultano di Arcore o del partito che si dice democratico e propone e vota leggi antidemocratiche.

Questo partito non è rappresentato nè al parlamento europeo nè al parlamento italiano, perchè non può esistere un'opposizione sociale. Un'opposizione su tematiche serie che parta dal basso, dal voto di quei 4.236.629 insoddisfatti del bipolarismo e schifati dal bipartitismo che ci vogliono imporre con il referendum dei prossimi 21 e 22 giugno (ai quali io vi imploro di non andare a votare).

Ci chiedono infatti di votare per avere definitivamente una oligarchia o meglio un duopolio del potere nel nostro paese, con da una parte il male assoluto (ex-fascisti, leghisti e piduisti a non finire) e dall'altra i meno peggio, per la maggior parte democristiani.

Come Franceschini, che prima delle elezioni ha dichiarato che l'avversario politico racconta balle da 15 anni, che è diseducativo, ma che nel secondo governo Prodi - quando nel programma dei primi 100 giorni si sarebbe dovuta attuare la legge sul conflitto d'interessi che avrebbe reso Berlusconi ineleggibile - non si è battuto al fianco dei Verdi, IdV, Rifondazione Comunista e Comunisti Italiani per l'attuazione di questa. E pensare che il PD (l'allora Ulivo) per ben due volte al governo non ha fatto niente, nonostante le sollecitazioni del popolo di sinistra e dei partiti minori.

Questo è ciò a cui stiamo andando incontro, la vera deriva democratica ad opera del "Popolo della libertà" e del "Partito Democratico".

Diego Galuppi

domenica 7 giugno 2009

Rassegna Stampa


El Pais continua a riempire il vuoto informativo e critico sulla vicenda delle foto sarde del premier Silvio Berlusconi. Due ottimi articoli, il primo Marco Travaglio, il secondo di Filippo di Giacomo, sacerdote ed analista della Stampa, che approfondisce sociologicamente il fenomeno di Berlusconlandia.
Riportiamo ancora una volta la nostra traduzione dell'editoriale del pais che ha accompagnato la pubblicazione delle ormai celebri foto. Lo riproponiamo perchè, a differenza di molti articoli che sono usciti sulla stampa italia, insiste molto sulla valenza politica del fare giornalismo insistendo sulle contraddizioni e bugie di chi
governa.
Rimanendo nell'attualità, Presseurop ci riporta un interessante approfondimento sull'alta astinenza dei cittadini europei alle elezioni per il parlamento dell'Unione, investigando sui motivi del progressivo disinteresse attorno alle scelte politiche di Strasburgo.
Peacereporter, sito da sempre in prima linea sulle vicende relative ai diritti umani ed alle vicende di guerra, ci parla della recente commissione dell'esercito di nuovi elicotteri da guerra ad una azienda americana controllata da Finmeccanica, per un esborso difficilmente giustificabile di 900 milioni di euro di soldi pubblici. Ecco l'articolo.
La Stampa ci parla invece della incredibile storia della "smaterializzazione" dei fondi pubblici della ricerca, spariti grazie ad un dubbio virtuosismo contabile.
Per ultimo riportiamo una vicenda recentemente avvenuta a Roma, dove all'università di Roma Tre, facoltà di Scienze Umanistiche, una conferenza relativa al prossimo G8 è stata "rinviata" da un blitz della polizia in uniforme anti-sommossa. Ecco l'agenzia relativa al fatto.

venerdì 5 giugno 2009

Berlusconi a nudo

Proponiamo la traduzione dallo spagnolo dell'editoriale di El Paìs di oggi, 5 giugno.


Berlusconi a nudo.


Le immagini non rivelano la privacy del primo ministro, ma la sua deriva autoritaria.

Che Silvio Berlusconi non si sbagli: la stampa democratica rispetta la sua intimità, è lui che continua a metterla in discussione. Perché la pubblicazione delle fotografie delle sue feste private non obbedisce ad un tentativo di mettere in dubbio la sua morale come cittadino, ma al proposito di dimostrare che lui, come primo ministro, sta cercando di trasformare lo spazio della politica democratica in un semplice prolungamento delle sue relazioni
di amicizia e dei suoi intrattenimenti.

Questo è esattamente ciò che - secondo le sue stesse dichiarazioni - ha fatto, elaborando le liste elettorali del suo partito, e persino assegnando le responsabilità di Governo. E va anche menzionato l'utilizzo delle risorse che lo Stato mette a disposizione del primo ministro per rispondere alle proprie responsabilità istituzionali. Trasportare invitati a feste private non è il compito degli aerei ufficiali, poco importa che si tratti di ballerine o presentatrici televisive. E il fatto che il primo ministro abbia fatto approvare nel 2008 una legge che apre i voli di Stato a qualsiasi accompagnatore non gli offre una copertura giuridica, al contrario evidenza un flagrante abuso di potere.

La stampa italiana ha denunciato lo scandalo, e la risposta del primo ministro non consiste solamente nel negare o banalizzare i fatti, presentandosi come un paterno protettore di ragazze nelle quali assicura di apprezzare speciali talenti artistici o politici. Ricorrendo alla confusione tra gli interessi pubblici e privati, Berlusconi ha provato, inoltre, a gettare discredito su cittadini che, come la sua stessa moglie, erano in condizione di corroborare le denunce. Questo tipo di pressione è la prova che, sotto Berlusconi, la libertà di espressione è minacciata. La giustizia italiana ha sequestrato, d'altronde, l’intero archivio del fotografo che ha scattato le immagini.

Con questo scandalo Berlusconi resta nudo, non come cittadino, ma come politico. Se finora i suoi eccessi erano stati presi scherzosamente, oggi esistono nuovi e potenti motivi per avvertire che ciò che il primo ministro sta mettendo in gioco è il futuro dell'Italia come Stato di diritto. E un'Italia che scivoli sul pendio verso il quale la sta trascinando Berlusconi non è solo un motivo di preoccupazione per gli italiani, ma per tutti gli europei.

Fonte: http://www.elpais.com/articulo/opinion/Berlusconi/desnudo/elppgl/20090605elpepiopi_2/Tes

domenica 24 maggio 2009

LA CRISI A CATENA


Per capire come la crisi finanziaria possa colpire i paesi del terzo mondo bisogna entrare nei meccanismi a monte, capire cosa è successo, e seguire i flussi verso valle. Cosa è successo? Senza scendere in tecnicismi, l'eccesso di credito dato senza controlli sufficienti ha fortemente debilitato banche, assicurazioni, compagnie immobiliari etc.

Sarebbe interessante dilungarsi sulle responsabilità perché saltano immediatamente fuori nomi come Clinton e Greenspan, ma il filo che ho intenzione di seguire è un altro. Date le responsabilità, come è successo? Quali sono state le meccaniche degli eventi?
Tutto questo cercando di non complicarci troppo la vita.

Comincia tutto con una crisi da evitare negli anni '90, e la decisione di evitarla facendo aumentare il consumo. Come si aumenta il consumo? A credito ovviamente, e la crisi venne evitata.
Anni dopo, quel credito/debito è ancora in giro, impacchettato in sofisticati contratti finanzari difficilmente comprensibili (ricordatemi di scrivere un altro articolo sui derivati).

Quando i mutui scadono, cioè quando il debito deve essere ripagato, cominciano i problemi: i debitori non hanno denaro per poter ripagare ed i loro immobili messi a garanzia vengono pignorati. Il mercato immobiliare, con l'immissione di tanta offerta, crolla: i prezzi scendono e le banche non riescono a recuperare il credito.

Le banche, indebitate ed in una situazione difficile, smettono di dare credito e proroghe ad imprese, privati ed altre banche e l'economia rallenta. La mancanza di credito fa fallire imprese e privati intrappolando liquidità nel processo di bancarotta. Dichiarando il fallimento inizia un processo che, a seconda del sistema giuridico, dura un certo periodo di tempo, nel quale il credito non è spendibile.

La mancanza di liquidità fa fallire a loro volta le banche, che si trovano
a non poter ripagare i propri debiti e non poter prendere in prestito da altre banche. Il fallimento di una banca intrappola ancora piu liquidità riducendo ulteriormente la quantità fisica di moneta dell'economia e generando un circolo vizioso.

La crisi si espande a paesi con diversi sistemi finanziari attraverso
il sistema bancario: le banche sono tutte connesse attraverso i mercati monetari. Ed il fallimento di una banca in un paese può intrappolare nel processo di bancarotta liquidità di banche in altri paesi. La crisi si espande così al di fuori dei suoi confini naturali, e la scusa di non avere una economia basata sul credito non funziona da scudo.

I mercati monetari - dove le banche si prestano a vicenda in diverse valute - rallentano, o si bloccano: le banche non hanno fiducia l'una dell'altra, e non vogliono correre il rischio di vedere i loro prestiti intrappolati in processi di bancarotta. Ciò aumenta sensibilmente la probabilita che ciascuna banca vada in bancarotta.

Il processo si espande a macchia d'olio, investendo le banche nei paesi in via di sviluppo, in più, nei paesi in via di sviluppo la crisi arriva attraverso tre ulteriori canali:

1) "Remittances", i soldi che gli emigrati mandano a casa, diminuiscono per via della disoccupazione e dei tagli nei salari nei paesi a monte.
2) Riduzione nel flusso di aiuti internazionali: i pacchetti di stimolo finanziario
nei paesi a monte non sono gratis.
3) Riduzione negli investimenti internazionali: multinazionali in difficoltà
difficilmente decidono di fare investimenti rischiosi in mercati in via di sviluppo.

Inoltre, dove l'industria dipende fortemente da materie prime o tecnologia importata, il rallentamento nei mercati monetari rende molto più difficile, o più caro, ottenere valuta straniera (leggi "dollari") per pagare le importazioni. Le monete locali perdono valore rispetto al dollaro e l'industria locale, indebitata in dollari, non può ripagare.

Tempi cupi per i paesi in via di sviluppo.

martedì 19 maggio 2009

Rassegna Stampa


Rassegna stampa questa volta un pò in ritardo ma sempre puntuale con se stessa...

In edizione flash. Giusto per riprendere il ritmo...

Iniziamo con un paradosso tutto italiano, quello del corrotto senza corruttore... la sempre attuale penna di Marco Travaglio ci descrive, con la sua solita rassegnata ma pungente ironia, la vicenda Mils... Ecco l'articolo.

Da micromega invece prendiamo un'interessante approfondimento su i risultati, diretti ed indiretti, di un sondaggio condotto dal sito del periodico La Stampa sui provvedimenti in adozione dal governo in tema di migranti. Le conclusioni sono molto interessanti, e ci fanno capire, una volta ancora, che la comunicazione, con le sue sofisticatezze ed inganni, è il reale volano della gestione del consenso. Potete trovare l'articolo qui.

Da segnalare, per concludere, un articolo dell'Economist di qualche giorno fa, che non è stato riportato dai media ma che ha avuto un discreto rimbalzo tra i blog di informazione italiani E' uno studio socio-politico sulla "berlusconizzazione" dell'Italia e del perchè, malgrado crisi e solite gaffe pubbliche, il consenso attorno al primo ministro italiano stia irremediabilmente crescendo. L'articolo, in inglese, è datato 30 aprile 2009.

Alla prossima...

mercoledì 13 maggio 2009



Roma non spreca è un iniziativa del Comune di Roma di qualche anno fa. Si tratta sostanzialmente di un sistema di "riciclaggio" di prodotti alimentari che vengono distrutti dai supermercati perchè non hanno più una vita commerciale. Prodotti buoni, commestibili, che vengono donati dai supermercati convenzionati ad associazioni ed iniziative pubbliche di carità verso indigenti e migranti.

Segnalo questa iniziativa perchè, pur essendo lodevole e funzionante, ancora non ha un bacino d'utenza molto ampio. Ancora pochi, in proporzione alla totalità dei supermercati romani, sono quelli convenzionati, ed è scarsa la quantità dei prodotti alimentari riutilizzati.
Oltre alla mera finalità caritatevole, questo tipo di iniziativa ha uno scopo economico-sociale ben preciso visto che il prezzo (tra l'altro non irrilevante) dello spreco ricade inevitabilmente sulle spalle del consumatore.

Una probabile soluzione per aumentare l'efficienza di questo progetto è la "localizzazione" del riciclaggio, facendo sì che in ogni singola zona di Roma si crei un bacino di riciclo alimentare capace di far fronte ai bisogni primari che, per una sempre più diffusa povertà, non potrebbero essere soddisfatti in altra maniera.

Creare questi bacini di utenza non è difficile. Basta entrare in contatto con il supermercato di fiducia e proporre un progetto di riciclo.
Un progetto che al produttore fa risparmiare i costi di smaltimento e genera nuovi clienti - grazie alla pubblicità che la distribuzione include e grazie alla diversificazione dei clienti stessi che non usciranno dal sistema di acquisto ma semplicemente cambieranno i prodotti acquisiti.

Non più pane, ma magari biscotti al cioccolato, non più carne in scatola ma magari direttamente al bancone, visto che i bisogni primari saranno in parte già soddisfatti dal sistema di riciclaggio alimentare.

Questo tipo di iniziative, oculatamente collocate sul territorio, potrebbero essere una risposta sociale non trascurabile alla crisi economica che colpisce sopratutto le famiglie di fascia medio-bassa, ed anche l'occasione per creare una rete sociale di distribuzione da utilizzare per altri servizi e prodotti, come ad esempio quella dei gruppi d'acquisto solidali.

martedì 12 maggio 2009

Lo Stardust Village, Medusa e la distribuzione cinematografica

Vi avevo accennato qualcosa sulla società di produzione e distribuzione cinematografica Medusa nel precedente post su Sbirri. Oggi voglio proporvi qualche esempio su come questa società determina ciò che voi vedrete o non vedrete al cinema.

Mi asterrò da discorsi sui massimi sistemi, vi faccio solo ragionare su casi concreti. Il primo lo trovate nell’immagine qui sopra. E’ la programmazione attuale dello Stardust Village, cinema multisala nel quartiere Torrino di Roma. Premetto che ho scelto questo cinema anche perché non ho visto nessuno dei film in programmazione (e non ne vado affatto fiero, anzi…) Però così è chiaro che non ce l’ho con questa o quell’altra pellicola, ma con uno strano meccanismo che porta i gestori delle sale a scegliere i film che proiettano.


Forse pochi sanno, infatti, che la scelta non è poi così autonoma. La stragrande maggioranza delle sale dipendono direttamente da una o dall’altra società (su come funziona questa dipendenza spero di tornare in un post futuro). Nel sito dello Stardust, ad esempio, si legge: "Lo Stardust Village ha scelto per la programmazione l'esperienza e la professionalità di MEDUSA Cinema, che come noi ha un'idea di cinema inteso come crescita culturale."


Quindi, chi gestisce lo Stardust si troverà per forza di cose a scegliere un film non tanto perché migliore di un altro, ma perché appartenente ad una società o meno. Inoltre, i film vengono spesso venduti a pacchetti. Se vuoi il nuovo Batman ti devi beccare anche Moccia. Se vuoi Spielberg, ti becchi la commedia adolescenziale. Ed ecco che una manciata di film viene spalmata su centinaia di sale, con la cara vecchia logica dell’occupazione di tutti gli spazi. Non importa se metà delle sale restano vuote, basta che si impedisca ad altri di partecipare al gioco.

I risultati sono abbastanza divertenti. Intanto, in questo nostro "libero" mercato, se fossi il gestore di una sala e trovassi un film artisticamente eccellente, ed economicamente conveniente, non è detto lo acquisterei. Se invece fossi un alieno ed atterrassi sopra lo Stardust, dando un’occhiata al cartellone dovrei concludere che in Africa, Australia, America Latina e nel resto dell’Europa non si produce neanche un film. Interi generi, come il documentario, sono perle rare da cercare in fondo all’oceano. E moltissime pellicole (alcune prodotte con il contributo dello Stato, e quindi pagate da tutti!) non raggiungono mai la sala.

Per fortuna qualcuno si organizza: voglio chiudere con una manciata di suggerimenti, segnalando chi non sta con le mani in mano e con molta fantasia ci fa vedere il lato invisibile del cinema (molto spesso gratis o ad un prezzo più basso dei circuiti tradizionali). FilmSpray è una rassegna cinematografica di film invisibili; SelfCinema è un’associazione che "adotta" i film, facendo acquistare il biglietto prima che questi arrivino in sala, e quindi pagando da sé la distribuzione. Infine, un interessante articolo su dove possiamo trovare i film non distribuiti in Italia, anche grazie ad internet.

Valerio

domenica 3 maggio 2009

Rassegna Stampa


Iniziamo questa rassegna stampa telematica con un interessante post trovato sul blog ilserpentedigaleno, specializzato in medicina. Ci racconta come con una spiegabilissima fretta sia iniziata la competizione tra le grandi aziende farmaceutiche per trovare e commercializzare il vaccino contro l'influenza suina. Le malattie sono un affare imperdibile, se da una parte è vero che non si risparmia mai sulla salute, e pur vero che c'è sempre qualcuno che ci guadagna sempre.

In germania a Marco Travaglio è stato consegnato il premio " Libertà di Stampa", conferito dall'associazione dei giornalisti tedeschi. Travaglio è stato premiato "per il suo coraggioso e instancabile impegno per la libertà di stampa in Italia" e "per la sua tenacia nel continuare a criticare anche là dove gli altri hanno rinunciato da tempo". Potete trovare la notizia, che si commenta da sola, sul sito di Micromega.

Interessantissimo l'editoriale dell'ultimo numero dell'internazionale sulla disevoluzione della sinistra italiana, firmata da Perry Aanderson, storico britannico e teorico della new left rewiew.

Notizie (tragiche) relative alla tutela ambientale ci arrivano invece dal blog sostenibile che ci parla del soffocamento del mare di Aral dovuto agli scarichi dell'ex-Urss. Il post si può trovare qui

Per quanto riguarda la sezione internazionale due sono gli articoli da vedere, uno relativo ad un tentativo di colpo di stato in Togo, riportato dalla BBC, mentre El Pais ci parla del caso di Hernando Calvo Ospina, intellettuale colombiano, che si è visto negare il transito nello spazio aereo degli stati uniti perchè non considerata persona desiderata, costringendo il volo, diretto in messico, a deviare fuori dagli States.

Per concludere segnaliamo il post di Terranauta riguardante l'iniziativa dell'Associazione dei Comuni Virtuosi chiamata Porta la Sporta, finalizzata a ridurre sprechi e consumi anche nella spesa quotidiana.

martedì 28 aprile 2009

Environmental protection agency, Ghana

Di Africa si parla poco, e quando se ne parla é sempre male. Di ambiente in Africa si parla ancora meno, e forse una ragione c'é. Non é mia intenzione oggi fare eccezione, non aspettatevi lodi alla natura selvaggia africana. Questo é uno sfogo. E sfogando la mia rabbia spero di darvi qualcosa a cui pensare.


Visitate il sito dell’agenzia per la protezione ambientale del Ghana, EPA, e rimarrete sorpresi. La pagina esiste, il che non è da dare per scontato, ha un aspetto ben professionale ed il contenuto è convincente.


" The Environmental Protection Agency is the leading public body for protecting and improving the environment in Ghana. It's our job to make sure that air, land and water are looked after by everyone in today's society, so that tomorrow's generations inherit a cleaner, healthier world. We have more than 30 years of history behind us. We have offices across Ghana working on and carrying out Government policy, inspecting and regulating businesses and reacting when there is an emergency such as a pollution incident. A 12-member board of directors, appointed by the President of Ghana, supervises our operations. However, the management of our day-to-day operations is directly under an Executive Director and seven divisional heads (Directors) "


In foto qui sotto, Ada Foah: dove le tranquille acque del fiume Volta sfociano nell’oceano Atlantico; basta scendere di un paio di chilometri con la corrente, per vedere uno spettacolo ben diverso (in foto sotto). Un paio di giorni dopo aver scattato la seconda foto mi sono imbattuto nel sito della EPA.















Putroppo – come spesso succede – a belle parole seguono pochi fatti, ed un'occhiata un po’ più attenta sgretola il muro di facciata. Andate nella sezione “publications”, “environmental news” o addirittura “environmental law” e troverete un assaggio del vero Ghana. Le informazioni sono datate od incomplete, se presenti; ma la maggior parte delle sezioni sono in bianco.


Quanto dice un sito internet sull’efficienza di una agenzia? Forse non molto. Può ben essere che gli impiegati della EPA siano troppo impegnati in giro a far rispettare l’ambiente per aggiornare il loro sito. Ma io non credo. La differenza abissale tra la foto sopra – che in ogni caso è molto più pulita di qualunque spiaggia nel raggio di 100 km da Accra - e le belle parole sul sito della EPA mi rende furioso.


Ho un immagine mentale molto chiara di come deve essere il quartier generale della EPA, e di cosa succede durante il “management of our day-to-day operations”; ed è molto simile a ciò che vedo ogni giorno in qualunque altro ufficio amministrativo. E mentre i pubblici impiegati passano le loro oziose giornate dormendo sulle scrivanie, una delle più grandi potenziali fonti di ricchezza del loro Paese soffoca lentamente sotto uno strato di plastica che si fa ogni giorno più spesso..


Plastica... Facciamo un passo indietro, e lasciate che vi porti in un mercato qualunque. Che volete comprare? L’Ananas e delizioso, facciamo uno. La signora lo sbuccia e lo affetta pure, tutto incluso nel prezzo. Che altro? Un pezzo di pane? Bene, e gia siamo a quattro buste di plastica: due trasparenti per l’interno e due nere per l’esterno. Acqua? Pure quella viene in una busta di plastica. Una volta finito potete buttare le buste al lato della strada o nella fogna all’aria aperta. A vostro gradimento.


La plastica sta soffocando questo paese, e purtroppo sta cominciando ad essere messa in secondo piano da qualcosa di ancora peggio: e-waste. Secondo un recente rapporto di Green Peace “poisoning the poor” il Ghana sta diventando la piu grande discarica di materiale tecnologico in fin di vita sul continente africano. Il traffico di rifiuti tecnologici è illegale: per legge il produttore deve prendersi cura del prodotto al termine della sua vita utile. In pratica viene tutto importato come prodotti di seconda mano, computer, cellulari, televisioni, etc. etc. buttato in immense discariche all’aria aperta, dove viene fatto a pezzi e bruciato nella speranza di riciclare qualche frammento di rame o di altri componenti.



Il Ghana vive in un pericoloso cocktail di vuoto legislativo ed ignoranza che rischia nel giro di pochi anni di trasformare un ambiente naturale incredibilmente ricco , ed una grande risorsa economica, in fumo.


Posso sbagliarmi, ma le immagini parlano chiaro. Come il sito della EPA è stato creato e poi dimenticato, lo stesso è probabilmente successo all’EPA, facendola diventare un altro di quegli enti volti più a risolvere il problema della disoccupazione che altro, senza nessuna ambizione se non di chiudere bottega alle 5 e fare il meno possibile nel frattempo.


C'é chi crede che la protezione ambientale sia un lusso che pochi si possano permettere. Sicuramente i locali, più per mancanza di fiducia nelle proprie istituzioni e possibilità, la pensano cosi. Sbagliato. Questa situazione é doppiamente dannosa: in senso diretto, danneggia l'ambiente e la salute degli abitanti, ed indirettamente, distrugge la possibilita di sviluppare un industria turistica.

Non é mia intenzione seguire il discorso con una lista delle solite corporazioni, organizzazioni criminali e politici che si arricchioscono dietro a sprechi simili. Non c'é forma di aiuto o pressione internazionale che possa combatterlo, solo l'indignazione della popolazione. Ghana svegliati, il mondo ti mangia in testa.