martedì 23 febbraio 2010
mercoledì 27 gennaio 2010
Haiti, Berlusconi stoppa Bertolaso. Sfogo della Clinton: Ferita da accuse
A parte la venialita' del tema, rimango sempre piu perplesso dal linguaggio della stampa italiana.
Fosse per me il verbo "stoppare" lo limiteri alla pagina dello sport. Lo ha stoppato... in maiera pulita? certo che e' proprio un terzinaccio il Berlusca!
E la Clinton, si sfoga? immagino... avra' fatto una scenata. d'altronde e' donna pure lei, che ci vuoi fare.
m.
lunedì 25 gennaio 2010
La Cina cresce troppo rapida?
2 - La Cina detiene buona parte del debito pubblico americano. In altre parole la Cina sta finanziando l'america. Gia da tempo gli americani sostengono che lo yuan sia tenuto artificialmente basso rispetto al dollaro e spingono per una rivalutazione. Lo yuan basso rispetto al dollaro significa per i cinesi maggior cometitivita nell'esportazione e ritorni maggiori dal credito in dollari.
3. il Pil pro capite cinece e' circa $5000 e quello americano e' circa $40000
Mentre pechino registra la temperatura piu' bassa degli ultimi 59 anni, l'economia cinese e' in fiamme. Dati del 21 gennaio indicano una crescita del PIL reale del 10.7% rispetto all'ulimo quadrimestre dell'anno passato. Sotto la spinta dei sussidi statali e dai tagli alle tasse sui beni mobili, la produzione industriale e' aumentata del 18.5% rispetto al dicembre scorso e le vendite al dettaglio del 17.5%. In termini reali l'ultimo anno ha resitrato la il piu grande aumento delle vendite al dettaglio degli ultimi 20 anni.
Fino all'anno scorso la preoccupazione maggiore degli economisti era la prospettiva di disoccupazione e deflazione. Ora il rischio e' che l'economia cinese si surriscaldi e cominci a generare inflazione. L'indice annuale dei prezzi al consumatore ha registrato in dicembre un aumento dell'1.9%, un cambio piuttosto drastico rispetto al -1.8% registrato a luglio.
Se le risorse diminuiscono troppo rapidamente, allora la straordinariamente rapida crescita della diponibilita di credito e contante dell'ultimo anno potrebbe diventare inflazionaria. La crescita del credito alle banche si e' ridotta fino al 32% dal dicembre scorso, ma e' acora troppo rapida. La banca centrale ha comiciato ad aumentare le riserve minime obbligatorie per ridurre la liquidita' in circolazione ed e' stato ordinato ad alcune banche di ridurre l'emissione di credito. E' improbablile che la banca centrale alzi il tasso di interesse ufficiale finche' l'inflazione rimane al di sotto del 3%, ma l'inflazione potrebbe sforare il tetto del 3% entro febbraio.
Fonte: The economist
Trovate qui l'articolo originale
lunedì 11 gennaio 2010
Immigrazione
Indimente segnala una nuova presentazione del gruppo quattrogatti sul tema dell'immigrazione.
Intitolato Immigrazione: Risorsa o minaccia. Affronta il tema in maniera semplice ma con rigore analitico e senza pregiudizi. La trovate qui.
Al lato, un manifesto elettorale ticinese di qualche anno fa.
sabato 19 dicembre 2009
Intervista a Papaconstantiou
Indimente segnala l'intervista del Financial Times al ministro dell'economia greco Georgios Papacostantinou,
venerdì 18 dicembre 2009
Ammortizzatori sociali.
Indimente segnala una questa presentazione sulla struttura degli ammotizzatori sociali in italia (link) a cura di quattrogatti.
giovedì 10 dicembre 2009
FOC - Flag of convenience
Piu' del 80% del commercio mondiale viaggia per nave. Il Giappone e la Grecia da soli coprono piu' del 30% del tonnellagio mondiale traportato ma raramente le loro navi sventolano bandiera nazionale, preferendo piuttosto "bandiere di comodo". Panama per il Giappone, e Malta e Cipro per la Grecia. Molte navi tedesche invece navigano sotto bandiera liberiana.
Sono solo 15 i paesi che detengono l' 80% delle navi da cargo, ed il tonnellaggio mondiale trasportato e' cresiuto del 6% nel 2008 con l'arrivo delle navi comprate prima della crisi.
Tradotto da: The Economist. Leggi l' articolo originale.
Piu o meno tutti conoscono il concetto di bandiera di comodo. M quando ho letto questo articolo mi sono venute in mente due cose.
Primo ed ovvio, forse tanto ovvio da non essere venuto in mente a chi scrive. Basta uno sguardo al grafico per rendersi conto che molte piu tonnellate di merce sono trasportate sotto bandiere di comodo che sotto bandiere nazionali.
E secondo, Preche'? E la risposta e' abbastanza semplice. L'armatore risparmia sulle tasse, sul personale (in nero o non sindacalizato) e gode di controlli e standard di sicurezza ed ambientali molto piu laschi. Il paese di comodo guadagna e basta, tanto che paesi senza porto, come la Mongolia e la Bolivia hanno iniziato ad offrire bandiera. (leggete qui).
Chi ci perde? il resto del mondo. Navi sotto bandiere di comodo sono note per la poco e mala manutenzione - pensate alle petroliere - per pescare di frodo in acque territoriali di paesi senza guardia costiera, trasportare merci illegali etc etc, insomma per fare tutto cio' che uno farebbe con controlli molto laschi.
lunedì 7 dicembre 2009
Il nostro Premier preferito
Our Favourire Prime Minister
Time to say Addio
E' stata una setiimana difficile per Silvio Berlusconi, anche secondo i suoi standard. Un tribunale ha richiesto la sua presenza in aula riguardo una grossa multa alla sua societa' Fininvest per l'aquisto della Mondadori. Sua moglie, Veronica, e' in caccia di un maxi compenso nel processo per il divorzio. Il suo processo per corruzione del avvocato inglese David Mills e' stato riesumato dopo l'abolizione della legge sulla sua immunita'. Girano nuove accuse riguardo vecchie connessioni mafiosi. Roma ospitara' questo finesettimana il "No Berlusconi Day". Mr Berlusconi, maestro in sopravvivenza politica, sembra comiciare ad essere in difficolta'.
L'opinione dell'Economist su Mr Berlusconi e' rimasta immutata negli anni. L'Economist ha criticato il suo debutto politico nel 1993 - 94, ha consigliato agli italiani di dire "Bssta!" al governo Berlusconi nel 2006 e li ha spinti a sostenere il suo oppositore di centro-sinistra a marzo del 2008. Nonostante cio', l'Economist e' rimasto cautamente in disparte rispetto al vasto numero di scandali a fondo sessuale che hanno sommerso il Premier 73-enne quest'anno. L'Economist preferisce giudicare Berlusconi in base a due criteri piu concreti:
(i) il conflitto di interessi tra i suoi impegni politici ed i suoi affari personali, e (ii) la performance del suo governo.
Lo svolgersi degli eventi della settimana scorsa ha messo in pessima luce il primo: la ripresa
di vari processi aventi lui o suoi associati come parti in causa, oltre ad una serie di problemi finanziari e legali, stanno distraendo lui ed il suo governo dalle loro responsabilita' con danni visibili.
La crisi finanziaria ha spostato il focus dell'attenzione dai probelmi economici di cui l'Itlaia soffre all'emergenza di paesi come la Grecia. Tuttavia, nonostante la rigogliosa crescita delle piccole industrie del nord, il paese intero sta rimanendo seriamente indietro. Tra Settembre 2008 e Settembre 2009 la riduzione del PIL e stata maggiore rispetto alla media europea e
le proiezioni indicano un crollo del 5% a chiusura del 2009. Un crollo pari a qualunque altro grande stato europeo.
La risposta del governo Berlusconi alla crisi e' stata lenta in maniera allarmante. Il premier ha negato a lungo la possibilita' che l'Italia cadesse in recessione ed ha usato il povero stato delle finanze italiane come scusa per le ridotte dimensioni dello stimolo fiscale in italia rispetto ad altri grandi paesi. Al cntrario di altri piu' coraggiosi leader politici, non ha promosso le riforme economiche necessarie a rilanciare l'economia del paese che e' crollata nettamente rispetto alla Germania. L'Italia e' un paese che rimane eccessivamente regolato e si presenta male nelle graduatorie internazionali rispetto alla facilita di fare affari e negli indici internazionali sulla corruzione e di investimenti nell'istruzione e nella ricerca.
Nel suo terzo governo Mr Berlusconi ha messo in atto una politica estera eccentrica e disallineata con quella degli alleati occidentali. Si e' avvicinato a alla russia di Putin ed alla Libia di Gheddafi seguendo interessi energetici itlaiani (e questa settimana e' andato in Bielorussia a farsi amico un'altro dittatore, Alyaksandr Lukashenka). Sotto il governo Berlusconi, in somma, l'Italia continua a tirare colpi bassi all'Unione Europea ed al resto del mondo.
Vai Silvio, vai
In parte grazie alle sue macchinazioni, non emerge un chiaro sucessore nel caso Berlusconi cadesse. Alcuni fedeli preferiscono rimanere al suo fianco sostenendo che l'alternativa sarebe il caos. Tuttavia l'Italia disponi di alcuni potenziali leader: Gianfranco Fini, nel suo partito, ha apertamente cercato di far cadere Mr Berlusconi; Pier Ferdinando Casini, al centro,
che si e' tenuto a dovuta distanza dal terzo governo Berlusconi; e perfino il nuovo leader di centro sinistra, Pierluigi Bersani, che ha spinto le riforme sotto il governo Prodi.
Dovesse Berlusconi cadere e' certo che uno di loro si farebe avanti. Chiunque esso sia, potrebbe addirittura portare a termine la trasformazione del paese che Berlusconi interruppe scendendo in campo negli anni 90.
L'Italia si troverebbe in una situazione molto migliore se il cavaliere ora cavalcasse fouro di scena.
Traduzione Indimente da The Economist.
Testo Originale.
venerdì 20 novembre 2009
Il diritto di leggere
Richard Stallman . è uno dei padri fondatori del pensiero del software libero. Una decina di anni fa scrisse questa piccola storiella per fa capire il senso di una battaglia per la condivisione gratuita del sapere. La traduzione, parzialmente fatta da Indimente, vuole essere un incipit per approfondire, regolarmente, vari aspetti di questo tema.
"Per Dan Halbert la strada per Tycho iniziò in college, quando Lissa Lenz gli chiese in prestito il computer. Il suo si era rotto e, se non fosse riuscita a trovarne un altro, avrebbe sicuramente mancato la scadenza per il suo progetto. Non c'era nessuno al quale avrebbe osato chiedere questo, tranne Dan. Questa richiesta creò a Dan un forte dilemma. Doveva aiutarla - ma se le avesse prestato il suo computer, lei avrebbe potuto leggere i suoi libri. Apparte il fatto che si può andare in prigione per molti anni per una cosa del genere, la stessa idea lo straniva. Come a tutti gli era stato insegnato che condividere libri era peccaminoso e sbagliato - qualcosa che solo i pirati avrebbero fatto. Non c'erano neanche troppi dubbi sul fatto che la SPA - Software Protection Authority - li avrebbe intercettati e catturati. Nella sua classe di programmazione Dan aveva imparato che ogni libro aveva un software spia che segnalava alla Central Licensing dove e quando questo veniva letto, e da chi. ( Queste informazioni venivano usate per catturare i pirati, ma anche per vendere alle grandi compagnie le informazioni sugli interessi di ogni singolo lettore). Appena il suo computer si fosse connesso alla rete, la Central Licensing l'avrebbe scoperto e l'avrebbe punito, come proprietario del computer, per non aver fatto di tutto per evitare il crimine. Ovviamente Lissa non voleva necessariamente leggere i suoi libri. Probabilmente voleva davvero il computere solo per scrivere la sua relazione. Ma Dan sapeva che lei veniva da una famiglia della middle-class e che poteva a malapena permettersi le lezioni e le percentuali da pagare per ogni lettura. Capiva perfettamente la situazione; lui stesso aveva dovuto accedere ad un prestito per pagare tutti gli studi di ricerca che aveva letto. ( Il dieci per cento di queste royalties andavi agli autori; poichè Dan mirava ad una carriera accademica, poteva sperare di poter ripagare il prestito con i diritti derivanti dagli studi che avrebbe pubblicato, se fossero stati frequentamente citati). Più in la nel tempo Dan avrebbe imparato che c'era un'epoca nella quale chiunque poteva andare in biblioteca e leggere articoli di giornale, addirittura libri, senza pagare. C'erano professori indipendenti che leggevano migliaia di pagine senza dover accedere ai fondi di sostegno del governo. Ma negli anni novanta sia i giornali commerciali che quelli non-profit hanno iniziato a richiedere una piccola tariffa per essere letti nelle biblioteche. Nel 2047 le librerie che offrivano letture gratis erano già una flebile memoria.
© 1996 Richard Stallman. La copia testuale e la traduzione di questo articolo nella sua totalità sono permesse, con qualsiasi mezzo, a condizione che venga citata la presente nota.
mercoledì 11 novembre 2009
Parnassus - l'uomo che voleva ingannare il diavolo
Un film di fantasia che attraverso l’utilizzo della magia (anche quella nera), racconta la favola più antica che conosciamo:

domenica 1 novembre 2009
"Another dead hero"
Comedysubs è un gruppo di persone che si dedicano per diletto alla traduzione di monologhi di comici stranieri. Gran parte del loro lavoro è presente su Youtube, ma dal loro sito si possono scaricare per intero gli spettacoli tradotti.mercoledì 28 ottobre 2009
VAZZANIKKI HALLOWEEN ROCKIN' PARTY
lunedì 26 ottobre 2009
mercoledì 30 settembre 2009
L'era del Moroz

venerdì 25 settembre 2009
MAGLIANA SFOLLATA
La scuola "8 Marzo", nel quartiere della Magliana, era un esempio di auto-organizzazione abitativa di un gruppo di famiglia che, per ragioni differenti, si sono trovate negli ultimi anni senza casa. Prima di essere risistemata e riqualificata dal comitato degli occupanti, la scuola "8 marzo" era un edificio abbandonato alla rovina ed al degrado, una "free-zone" pattugliata solo dalla polizia mortuaria, che periodicamente veniva a raccogliere i cadaveri di ragazzi morti per overdose.
Gli abitanti delle case vicine non si avvicinavano, i carabinieri non entravano, e così il degrado affliggeva sempre più un quartiere, storicamente popolare, non nuovo ad emergenze abitative.
Poi, qualche tempo fa, un comitato di famiglie, venute da varie terribili esperienze di sfratti, da precedenti occupazione, o più semplicemente dalla strada, hanno deciso di entrare in quel luogo e di farne, temporaneamente, la propria casa.
L'hanno fatto con la diffidenza iniziale degli abitanti limitrofi e con il silenzio arcigno delle istituzioni di quartiere. Condizioni ostili che però nel tempo si sono dissolte difronte all'incredibile risultato di quella comune di persone tanto disperate quanto creative e generose. In breve tempo dalle stanze abbandonate sono sorti piccoli appartamenti, i bagni sono stati ripuliti e fatti rifunzionare, i muri ridipinti, i magazzini risistemati, sono stati creati un teatro, una palestra, campi sportivi. La diffidenza degli abitanti si è trasformata in un apertura timida, poi in una partecipazione ed in una condivisione del dolore e della precarietà senza precedenti.
Un'esperienza in reltà non unica a Roma, dove tantissimi palazzi pubblici dismessi sono stati riadattati e riqualificati, a spese degli occupanti, in realtà abitative capaci di ospitare per mesi, per anni, famiglie la quale unica alternativa era la strada. Non si occupava case private, appartamenti di anziani defunti, ma semplicemente palazzi pubblici inutilizzati, che nel tempo sarebbero divenuti scheletri degradanti.
Ma tutto questo si scontra contro la politica abitativa del comune che, con questa e con la precedente amministrazione, ha mantenuto intatti le direttive base: solo case private.
Roma, lo si sa da sempre, è in mano ai palazzinari. L'esperienza dell'edilizia pubblica è marginale, irrilevante, recentemente inesistente. E' così e così deve rimanere.
La scuola "8 Marzo" è stata recentemente sgomberata. Le famiglie sono state cacciate, i mini appartamenti distrutti. Il Messaggero, giornale del costruttore romano Caltagirone, aveva da tempo iniziato una battaglia contro le presunte infiltrazioni criminali della zona. Campagne basate sul "si dice", su fonti indirette, mai confermate. Nessun giornalista della redazione è mai andato lì, mai intervistato le persone che in quella scuola avevano trovato un rifugio. Gli unici giornalisti che erano andati lì erano quelli di Report, nella puntata "Male Comune" che parlava appunto dell'emergenza abitativa romana.
La campagna martellante del Messaggero non si è fermata fino al 15 Settembre scorso, quando i Carabinieri, alle 4:30 del mattino sono entrati ed hanno chiuso tutto, scacciato le famiglie, distrutto il lavoro di anni. Ventuno occupanti sono stati arrestati con l'accusa di associazione a delinquere, gli arresti sono stati recentemente confermati. Il Messaggero ha recentemente scritto che bisognava pagare un pizzo di 150 euro per abitare lì dentro. Nessuna conferma dagli abitanti o dagli occupanti.
Un operazione di tale entità può provenire solo da un ordine esplicito del Campidoglio. Il sindaco Alemanno, nella ventata di novità che doveva portare, non ha incluso nel suo progetto l'edilizia pubblica. Pochi soldi, visto il lavoro già fatto, sarebbero stati spesi se il comune si fosse mosso per legittimare è stabilizzare quel lavoro già fatto, aprendo una nuova importante strada per la soluzione del problema abitativo.
Si è scelto la mano della legalità dura. Dei picconi. Della smobilitazione.
Chi vince è sempre Caltagirone, i palazzinari spietati, che incontrastati dalla mano pubblica sono l'unica, costosissima, salvezza per chi si è visto sfrattare dopo i mutui impazziti degli ultimi anni. E per chi non ce la fa a farsi accendere un mutuo, deve garantire con i lavori precari magari dei figli, o dei parenti, quando è possibile.
Altrimenti, senza case pubbliche e mutui sociali, restano gli argini del Tevere ed i
marciapiedi.
mercoledì 23 settembre 2009
IL FATTO QUOTIDIANO
Come molti, ma non tutti, sapranno, oggi avrà il battesimo dell'edicola il nuovo giornale di Antonio Padellaro "Il fatto quotidiano"
Lo vogliamo celebrare, ed augurare buona fortuna alla redazione, non tanto per la forza dei contenuti che vorra proporrà, che viste le firme ( Travaglio e Peter Gomes tra gli atri) possiamo ben prevedere, ma una volta tanto per la forma.
"Il fatto quotidiano" è un giornale che non avrà padroni, essendo nato come un idea di cooperativa tra piccoli soci, compresi gli stessi giornalisti, che hanno quote uguali e che possono godere di un autonomia redazionale sicuramente nuova nell'Italia delle rotative.
Non solo, "Il fatto quotidiano" è un giornale che non ha chiesto, ne chiederà, secondo statuto, finanziamenti allo Stato, ma sopravviverà solo se piacerà ai lettori, se riuscirà a stabilizzarsi in un mercato che è dominato dagli aiuti dei contribuenti.
Una strada nuova. Una strada della quale la nostra informazione aveva bisogno.
Buona fortuna, davvero...
lunedì 21 settembre 2009
VIA ALLO SGOMBERO DEL CASILINO 900
In questo video, curato dall'agenzia AMI, si possono osservare le condizioni di vita di circa 800 persone e le tante contraddizioni e responsabilità che porteranno allo smantellamento di questa comunità.
"Alla fine la notizia è arrivata. La decisione che da trent'anni pendeva sulla testa del Casilino 900, il più grande campo rom d'Italia e forse d'Europa, è stata comunicata dall'Assessore Belviso e dal Prefetto Pecoraro. Il campo verrà chiuso, un mese per fare le valigie. Il capo della comunità bosniaca del Casilino, Najo Adzovic, spiega che la minaccia di chiudere il campo è sempre stata avanzata da tutte le amministrazioni, ma la certezza che sarebbe successo è arrivata con l'amministrazione Alemanno. Negli ultimi mesi le visite al campo da parte di enti comunali si erano moltiplicate: a fine giugno era stata rinforzata la rete idrica, poi la croce rossa e lo stesso Alemanno, accolto col sorriso dagli abitanti in un clima di festa. Sembra strano da capire, ma chi mi ha raccontato l'episodio dice che a loro importava solo che addirittura il sindaco di stava interessando di loro!problemi, ci preoccupa solo sapere come verranno ricollocati i nostri figli nelle scuole. Non bisogna dimenticare che duecentoventi bambini sono inseriti negli istituti del XII municipio. Il rapporto con maestre e compagni è consolidato. Un bambino abituato a un ambiente a un certo punto diventa nomade e deve ricominciare da capo. Bisogna capire se ci sarà la volontà e la possibilità di accettare i nostri figli in altre scuole”.
Najo vive nel campo da sempre, la maggior parte dei
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| Foto di Alessandra Quadri: Famiglia, Casilino 900 |
In ogni caso, i moduli per il censimento sono stati consegnati: bisogna riempirli con i dati relativi a ogni gruppo familiare. Numero, situazione giuridica, nazionalità e permesso di soggiorno: naturalmente tanti non ce l'hanno e bisogna capire che cosa comporta dichiararlo: l'espulsione? Ma i tempi sono stretti e la seconda fase crea problemi anche maggiori: entro il 21 ottobre la metà degli abitanti del campo dovrà sgomberare. Chi resterà, chi partirà e dove dovranno andare però non è stato detto: “La decisione è stata lasciata agli abitanti. Saranno sempre gli abitanti a indicare il campo dove intendono trasferirsi” e, continua Najo, “trovare posto non è facile perché non bisogna dimenticare che gli altri campi autorizzati, che non sono nuovi, contengono gia 7-800 persone. Metterne altre 400 in questa prima fase e i restanti entro il 2010 li fa diventare dei mega - accampamenti come questo. Ma almeno qui lo spazio c'é”. A quanto ne sa lui c'è “un piano di riqualificazione ma non conosciamo il suo contenuto. So solo che qui intorno ci sono più di cento depositi di sfasciacarrozze che veramente da un punto di vista ecologico fanno schifo. Invece di eliminare questa situazione smantellano il Casilino 900 e la sua comunità”.
Il campo sorge per buona parte sul suolo pubblico del Parco del Casilino e tutto fa pensare che vi verrà inglobato: anche i nuovi collegamenti idrici, tanto plauditi dai rom a giugno come regalo di Alemanno, sono in realtà progettate per diventare il futuro sistema di irrigazione del parco. Nel campo sono presenti quattro etnie: Kosovari, Macedoni. Bosniaci e Montenegrini. Saranno le prime due a lasciare il campo per prime per trasferirsi al campo di Via di Salone. L'amministrazione ha promesso di raddoppiare quel campo ma per ora sono state solo aumentate le misure di sicurezza. Najo sperava che fosse concesso alla sua comunità l'accesso alle case popolari: una nota del Comune ha però specificato che la possibilità non esiste. Najo però non dispera e mi racconta di quanta gente si interessi alla sua comunità: “Siamo in contatto con le università romane, con diversi architetti, professori, studenti, liberi cittadini che ci danno continuamente il loro appoggio. Soprattutto poi c'è Don Paolo, del pontificio seminario romano maggiore, che ormai è diventato un nostro punto di riferimento”.
mercoledì 29 luglio 2009
La sicurezza e le parole

Da qualche giorno i cittadini italiani hanno il loro “pacchetto sicurezza”. Nella pagina web del Senato ci sono tutte le informazioni del caso. Il nome ufficiale del decreto legge è "Disposizioni in materia di sicurezza pubblica", e già da qui bisogna iniziare a ragionare. La scelta delle parole non è mai neutra: le questioni fondamentali che riguardano la vita quotidiana dei migranti vengono determinate all'interno di un decreto che si occupa della sicurezza dei cittadini. Come se, necessariamente, questi uomini, donne e bambini rappresentassero una minaccia per la sicurezza del Paese.
Oltre alle questioni dell'immigrazione, nel decreto si affrontano cose come "Assegnazione dei beni confiscati alle organizzazioni criminali mafiose" e "Contrasto nell'impiego dei minori nell'accattonaggio". Per capirci, è come se cercando la ricetta della carbonara, andassimo a finire tra gli effetti collaterali del cortisone. Ci verrebbe qualche dubbio sulla bontà del piatto romano, non credete?
Quindi anche senza stare a guardare i contenuti, già il modo in cui il governo ha presentato il decreto legge la dice lunga. Si prende un gruppo di persone, identificate in base ad una caratteristica
arbitraria (non appartenenza alla nazionalità italiana) e lo si associa alle problematiche della sicurezza. E' una semplificazione che, se viene da un cittadino qualsiasi, è già discutibile; se proviene invece dalle istituzioni, è allarmante.
Si pensi ad uno dei passaggi più pubblicizzati del decreto: l'introduzione del cosiddetto “reato di clandestinità”. Questo è un brano tratto da un articolo di Gad Lerner, reperibile qui:
“Nella loro grande maggioranza gli stranieri irregolari presenti sul territorio italiano sono persone entrate senza violare la legge. Arrivate col treno e con l’aereo, mostrando il passaporto, mica sui gommoni o nascoste nel rimorchio dei Tir. Lo so perché in quella situazione mi ritrovai più di una volta anch’io, da apolide, quando mi scadeva il permesso di soggiorno e le tortuosità burocratiche mi impedivano di rinnovarlo in tempo. Ricadevo nell’irregolarità, insieme a molte altre persone che cercavano di farsi riconoscere il diritto al soggiorno, sbattendo su ostacoli spesso insormontabili. Dunque se l’Italia è il paese europeo con la più alta percentuale di “clandestini” (come li chiama la propaganda di regime per renderveli odiosi), ciò non deriva dal fatto che ha le frontiere “colabrodo” molto più degli altri. La geografia conta, ma conta molto di più il fatto che gli altri paesi europei hanno un’economia solo in minima parte sommersa; e di conseguenza le loro legislazioni incentivano l’inquadramento regolare degli stranieri. Dopo di che, giustamente, sono molto severi con quelli che non usufruiscono di tale possibilità perché vogliono vivere ai margini della legge.”
La parola “clandestino” vuol dire letteralmente “segreto, occulto, nascosto alla luce del giorno”. Come avevamo raccontato in una rassegna stampa di qualche mese fa, non tutti utilizzano questa parola. Per fortuna un gruppo di professionisti dell'informazione chiamato “Giornalisti contro il razzismo” ha deciso di metterla al bando.
Nel glossario da loro stilato si legge: “Questo termine, molto usato dai media italiani, ha un'accezione fortemente negativa. Evoca segretezza, vite condotte nell'ombra, legami con la criminalità. Viene correntemente utilizzato per indicare persone straniere che per varie ragioni non sono in regola, in tutto o in parte, con le norme nazionali sui permessi di soggiorno, per quanto vivano alla luce del sole, lavorino, conducano esistenze "normali".”
Esistono, infatti, numerose alternative: “All'estero si parla di "sans papiers" (Francia), "non-documented migrant workers" (definizione suggerita dalle Nazioni Unite) e così via. A seconda dei casi, e avendo cura che l'utilizzo sia il più appropriato, è possibile usare parole come "irregolari", "rifugiati", "richiedenti asilo". Sono sempre disponibili e spesso preferibili le parole più semplici e più neutre: "persone", "migranti", "lavoratori". Altre locuzioni come "senza documenti", o "senza carte", o "sans papiers" definiscono un'infrazione amministrativa ed evitano di suscitare immagini negative e stigmatizzanti.”
Le leggi promulgate dal Parlamento italiano determinano la qualità della vita di milioni di persone. Le rappresentazioni della società costruite dai mezzi di comunicazione di massa influenzano in maniera fondamentale la percezione che i cittadini hanno della società stessa. Le parole che usate in Parlamento e nei media hanno un peso incalcolabile: possiamo e dobbiamo esigere da chi ci governa e da chi ci informa di non adeguarsi al rumore generale.
lunedì 20 luglio 2009
Filiera Zero
Piccolo post di promozione.
All'interno dello stesso territorio dove ha sede l'associazione IndiMente è nato da un pò di tempo un progetto molto interessante. Parliamo dell'Associazione di Promozione Sociale Filiera Zero, che propone a chiunque si interessato l'adesione ad un gruppo d'acquisto solidale di generi alimentari.
E' un iniziativa che non esitiamo a condividere ed a promuovere, comunicando a tutti che il gruppo d'acquisto si riunirà Giovedì 23 Luglio alle ore 17 presso la libreria- bistrot "Le Storie", in via Giulio Rocco 37-39, zona S.Paolo.
Noi ci saremo! Essiateci!
martedì 7 luglio 2009
Pensiero Connettivista
E' un movimento nato da un incontro di persone e idee, sviluppato poi in un progetto ben più ampio del blog dal quale tutto è cominciato.


